Costume Femminile

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Il costume femminile di Borgosesia è stato ricostruito nel 1928, su modello autentico in mezza lana, tutt’ora conservato presso il Museo Etnografico, ed il suo stile è seicentesco.

La camicia, in fine tela di lino, è arricciata all’ampia scollatura e guarnita di pizzo.

L’abito, in damasco di seta, è nelle gradazioni del rosso e ha il corpino a bustino di stile francese, arricchito allo scollo da un tramezzo argentato con quattro bottoni per lato in filigrana d’argento per le nubili e d’oro per le maritate. Cordoncini rossi lo allacciano e trattengono davanti ad un pettorale di broccato (busard).

Particolare è l’attaccatura delle maniche che sono annodate, solo nella parte superiore, con nodi per facilitarne il movimento: questo modello è di foggia medioevale.

La gonna, ampia, a vita, porta quasi in fondo un bordo di broccato ricamato, oppure un nastro colorato: l’orlo interno invece è caratterizzato da una balza in seta verde (bausan-a).

Sulla gonna, è adagiato un grembiulino in pizzo bianco, con nastro verde, corredato con i polsini delle maniche.

Le calze sono rosse e le scarpe, in seta nera le più eleganti e con tacco a rocchetto, hanno come allacciatura dei nastri verdi.

Completa l’abbigliamento un giubbetto in panno nero “a sagoma” con scollo quadrato sul davanti e simmetricamente a lato bottoni in argento o oro.

Grandi polsi rigidi di broccato o seta ricamata lo guarniscono. Quando non si indossa il giubbetto, si porta sulle spalle un grande scialle in lana a disegni cachemire, piegato per punta.

Il costume prevede anche una grande cappellina anticamente in paglia di riso con nastri a colori vivaci che scendono dietro fino a metà vita, e sul davanti un mazzetto di fiori.

Un tocco leggiadro è dato dall’ombrellino in seta rossa frangiato in nero di foggia settecentesca (parasole), mentre al braccio, un cestino quadrato e basso detto cavagnin dal bûr.

Merita un cenno particolare l’acconciatura femminile che si differenzia, anche in questo caso, tra le nubili e le donne sposate per l’uso dell’argento o dell’oro.

Le trecce montate sul bigulin, un cerchio in ferro rinforzato, vengono guarnite da nastri con le cocche fissate da spilloni e spadine in argento o oro. Sui capelli è posata la patissa,

una stretta fascetta di seta ricamata o broccato, con punta sul davanti; termina sopra le orecchie con tre nastri di colore diverso che si annodano sotto il bigulin.

Al posto della patissa, le donne maritate, possono portare alle cerimonie il diadema da sposa e coprono il centro della crocchia con un fastoso ornamento in filigrana d’oro o d’argento, arricchito da pendagli di varia foggia.

Costume Maschile

Per l’abito maschile, non più reperibile, si è ricorsi agli affreschi della Chiesa Parrocchiale, e poiché Borgosesia ha subito quasi 300 anni di dominio spagnolo, sotto il governo di Milano, il costume risente di questa influenza.

La casacca è in lana o panno rosso a maniche verdi, oppure verde a maniche rosse, guarnita all’altezza del gomito da bottoni in filigrana d’argento, e polsi in pizzo bianco corredati con lo jabeaux, a sua volta fermato sul petto da due bottoni in filigrana. I calzoni sono color nocciola ed a mezza gamba, con allacciatura, all’altezza del ginocchio, tramite trecce in pelle.

Le calze sono verdi o rosse e le scarpe in pelle marrone.

Il costume maschile si completa con un cappello in feltro marrone a tesa larga, tipico copricapo valsesiano parapioggia (capel d’la piova).

Tutto ciò che è stato possibile reperire è frutto di una paziente opera di ricerca: quadri e ritratti sono una valida documentazione, soprattutto poiché la tradizione, malauguratamente, vuole che i defunti vengano vestiti con i costumi più belli, portando inevitabilmente alla perdita di un prezioso patrimonio valligiano.

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